La buona scuola. Nessun governo aveva mai osato tanto

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180.000 assunzioni a tempo indeterminato nella scuola, 90.000 insegnanti già in ruolo oggi, altri 90.000 nei prossimi tre anni. Nessun governo aveva mai osato tanto. Abbiamo fatto un’operazione straordinaria, tirando fuori dal precariato migliaia di docenti. È una questione di giustizia per chi lavora nelle nostre scuole e per il futuro del nostro Paese. E continueremo a impegnarci perché tutto fili per il verso giusto.

In nessun modo vogliamo separare famiglie, creare disagi ai docenti, spedirli dall’altro capo del Paese come fossero esiliati: vogliamo soltanto dare stabilità al nostro sistema d’istruzione, riconoscendo dignità alla professione dell’insegnante. Abbiamo creato l’impalcatura di base per far sì che gli insegnanti potessero svolgere il proprio mestiere in condizioni certe e con tutele che non avevano mai avuto finora. Ora sull’impalcatura che abbiamo definito – un contratto di lavoro a tempo indeterminato nello Stato – stiamo lavorando per risolvere i casi puntuali che hanno bisogno di intervento. Prendetelo come un patto. Non lasceremo indietro nessuno.

E la dimostrazione è concreta: con le assegnazioni provvisorie andremo incontro alle esigenze degli insegnanti che in questo momento protestano perché non vogliono o non possono spostarsi dalla regione di provenienza. È una misura che abbiamo inserito proprio a seguito del confronto e dell’ascolto delle richieste dei docenti. Stiamo lavorando, poi, per trasformare l’organico di fatto in organico di diritto e così ampliare la platea di posti disponibili per la mobilità. Stiamo pensando di destinare 500 milioni di fondi Pon di cui disponiamo per il tempo pieno, una decisione, quella di investire ancora una volta sulla scuola, che creerà lavoro e che ci consentirà di tenere le scuole aperte, in coerenza con quello che abbiamo fortemente voluto con la Buona Scuola. Senza contare poi che per ogni eventuale errore o anomalia o stortura che verrà fuori, non ci tireremo indietro. Andremo a verificare i casi uno per uno in tempi celeri e se dovessimo accertare malfunzionamenti, garantiremo il rispetto dei diritti di ciascuno. Ognuno andrà a insegnare dove è previsto che vada a insegnare. Potete stare certi: ogni eventuale errore verrà corretto.

Sono uomo del Sud e so bene che una questione “meridionale” esiste sul serio. Che mentre al Nord il numero degli insegnanti è stato contenuto nei decenni passati, al Sud è cresciuto in maniera esponenziale, ben oltre la capacità di assorbimento delle regioni. Ed è pur vero che non possiamo pensare di gestire la situazione spostando gli alunni per la comodità di certi docenti. È proprio per questo che stiamo cercando e trovando soluzioni che possano riequilibrare questa partita. Una partita che a molti che si sono spostati e continuano a spostarsi in cerca di una qualche opportunità lavorativa, spesso senza nessuna garanzia, sembra paradossale. Giovani avvocati, giornalisti, ingegneri, biologi che, respinti dal mercato del lavoro nella propria regione, hanno raccolto il coraggio a quattro mani e hanno lasciato la città di provenienza e in alcuni casi addirittura il Paese per trovare un posto di lavoro. Cosa dovrebbero dire loro, allora?

Perché al di là di tutto grazie alla Buona Scuola abbiamo assunto e stiamo assumendo circa 15.000 insegnanti in Campania, oltre 10.000 docenti in Sicilia e Puglia, più di 5.000 in Calabria. Come si fa a dire che stiamo espropriando questi territori del loro patrimonio e del loro capitale umano, come pure alcuni affermano, quando stiamo facendo invece un investimento di una portata simile in queste regioni? Senza contare i molti docenti cosiddetti “immobilizzati”, che insegnavano da anni fuori regione e che stiamo facendo rientrare grazie alla mobilità straordinaria: oltre 1.100 in Sicilia, circa 600 in Puglia, oltre 1.800 in Campania, quasi 540 in Calabria.

È un impegno preciso, il nostro. Ma abbassiamo i toni e lavoriamo insieme. L’obiettivo è comune.

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