Opportunity day. Ogni studente deve poter riuscire

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“Opportunity Day” è la giornata dedicata alla riflessione sui temi del diritto allo studio, delle opportunità per le nuove generazioni, delle occasioni di crescita della Sicilia a partire dal proprio capitale umano, di scena oggi al Campus universitario di via dei Benedettini a Palermo. Così come la Leopolda, le idee e le proposte scaturiscono da 4 tavoli tematici: il primo che aronta i temi della didattica e dei corsi di studio; il
secondo che approfondisce il ruolo delle startup, discute di innovazione e di fondi strutturali; il terzo che immagina le nuove frontiere del diritto allo studio e dei servizi agli studenti e il quarto che discute di mobilità internazionale e di dipartimenti di eccellenza.

Tutti i contributi serviranno da spunto per l’attività parlamentare per la Legge di Stabilità e nello specifico per lo Student Act, una serie di misure per il diritto allo studio e le valorizzazione delle eccellenze che questo governo, grazie ai Sottosegretari Faraone e Nannicini, ha elaborato e studiato per le nuove generazioni.

Qual è la situazione del diritto allo studio in Sicilia?
Negli ultimi anni si è ridotta la percentuale di borse di studio a studenti idonei coperte. Passiamo dal 54,7% del 2012/2013 (ovvero 10.744 borsisti su 19.655 idonei) al 43,5% del 2014/2015 (ovvero 7.887 borsisti su 18.131 idonei). In controtendenza rispetto al dato nazionale: dal 75,9% del 2012/2013 al 79,3% del 2014/2015. Questo ha comportato da una parte una situazione disagio per gli studenti siciliani, spesso
costretti a emigrare verso atenei che garantivano la copertura di borse di studio, dall’altra una situazione per il diritto allo studio di decrescita, senza tenere conto dell’eettivo fabbisogno dei giovani dell’isola.

Come cambia la situazione grazie allo Student Act?
Lo Student Act, misura congiunta Miur-Palazzo Chigi (grazie al lavoro fatto congiuntamente dai sottosegretari Davide Faraone (Miur) e Tommaso Nannicini (Presidenza del Consiglio) in questi mesi), prevede misure per mettere tutti gli studenti in condizione di arontare il proprio percorso di formazione universitaria a prescindere da reddito o provenienza geografica e per valorizzare le eccellenze universitarie e della ricerca.

Dal punto di vista delle borse di studio, vengono date agli studenti molto bravi e indigenti borse di studio di 15.000 euro annui. E si sostengono questi studenti nel percorso di studi in maniera completa, per ciò che riguarda il vitto e l’alloggio. Spesso le dicoltà non riguardano l’accesso al mondo universitario ma il mantenimento. Mentre verranno fornite altre borse di studio per gli studenti che hanno conseguito un certo numero di crediti e stanno sotto una determinata fascia di reddito, sulla base di criteri che vanno definiti in maniera chiara e univoca. Il fondo per il diritto allo studio viene incrementato stabilmente di 50 milioni annui, passando da 200 a 250 milioni che vengono divisi per reale fabbisogno delle regioni e razionalizzando per di più l’organizzazione degli enti del diritto allo studio (uno per regione secondo quanto previsto dall’articolo 38 della Legge di Stabilità). Questo consentirà una organizzazione univoca e coerente non solo in tutta l’isola, ma in tutta Italia.

Fissare il fondo nazionale su fabbisogni è fondamentale per aiutare la Sicilia. Ma il ruolo della regione in questa partita è fondamentale (parliamo di una regione in cui manca da decenni una legge per il diritto allo studio pre universitario, nonostante proposte siano pure state fatte
ma nemmeno prese in considerazione) e non si può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia, delegando completamente allo Stato il sostegno alle nuove generazioni.

“Sono sicuro che adesso i tempi per questa collaborazione sono maturi e per questo chiediamo che la Sicilia, a dierenza di quanto avvenuto finora, contribuisca al fondo per il diritto allo studio per il 40% richiesto attraverso l’Fse – dice il sottosegretario Davide Faraone – e, inoltre, siamo convinti che sia necessario avere un unico ente per il diritto allo Studio, non uno per ogni ateneo come è adesso, in modo tale da uniformare le politiche, razionalizzare e agire in maniera mirata e coerente per tutta l’isola. Questa frammentazione rischia di diventare controproducente rispetto a qualsiasi politica di sistema”.

“Puntiamo sui giovani – aggiunge Faraone – Si può riassumere così la scelta che il governo ha fatto e continua a fare ogni giorno nel settore dell’Istruzione. Ognuno deve avere una opportunità e possibilmente anche più d’una. Trasparenza e opportunità devono essere una regola.

Sono il modo per recuperare la fiducia dei nostri giovani e dell’intero paese nelle istituzione Per quanto riguarda, ad esempio, la tassazione universitaria, con lo Student Act si stabilisce, una misura di grande civiltà, ovvero una no tax area per studenti di famiglie con ISEE sotto i 13 mila euro. Una misura universale, nessuno in queste condizioni paga le tasse universitarie. Per i redditi sopra i 13.000 euro fino a 25.000 euro una progressione con scatto per fasce: oggi non è così purtroppo. E poi per evitare una dispersione di risorse umane nell’incertezza per il futuro, 5 milioni andranno per l’orientamento e il tutoraggio, anché gli studenti non vengano lasciati soli. Ma ci sono risorse e misure mirate anche per l’università e il mondo della ricerca: un finanziamento aggiuntivo di 270 milioni per 180 dipartimenti eccellenti, di cui il 25% vincolato all’assunzione di ricercatori e incentivi fiscali per il rientro di ricercatori e docenti dall’estero.

Mettere ordine in questo settore non è facile, come non è facile reperire dati uniformi su tutto il territorio nazionale. Questo è un vulnus che rischia di creare gravi disparità territoriali ma che soprattutto danneggia i giovani. Di fronte a una babele totale di regole e norme, a una difformità di trattamento regione per regione, finalmente si fa ordine, si stabiliscono criteri uniformi a vantaggio degli studenti e delle regioni più in dicoltà. Partire per studio deve essere una scelta libera, non obbligata. Uniformiamo il sistema, razionalizziamo e mettiamo al centro gli studenti. Per questo chiediamo una maggiore responsabilità della regione, perché è in gioco la sopravvivenza e la vitalità di un territorio sempre più depauperato del suo capitale umano. Sostengo, e credo che qualsiasi buon presidente di regione dovrebbe farlo, la proposta di Bonaccini in conferenza Stato Regioni di fare passare le risorse del diritto allo studio direttamente alle aziende e agli enti dedicati senza passare per le regioni, sburocratizzando e snellendo le dinamiche a vantaggio degli studenti. Sul futuro si deve investire tutti, ciascuno per la
propria parte. Questo governo lo sta facendo”.

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