Modernizzare la Sicilia senza sfregiarne la storia

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Guardate questa foto, tenetela a mente. È la Sicilia che si fa male, la Sicilia senza futuro, “irredimibile” direbbe Sciascia, quella che dobbiamo lasciarci alle spalle al più presto perché ci fa vergognare. La Sicilia brutta. Non stanno demolendo una palazzina abusiva, una di quelle che sfregiano la bellezza di questa nostra isola. I denti d’acciaio della ruspa e di una politica miope, la scorsa notte, hanno azzannato e sbriciolato la stazione Giancaldo. Una decisione del 2003 formalmente per far spazio al passaggio del doppio binario. Ma era proprio necessario cancellare un pezzo della nostra memoria, un pezzo di Sicilia reso celebre da un film storico per far spazio al doppio binario?

La Sicilia ha un sistema infrastrutturale da medioevo e bisogna modernizzarlo. Questa è anche una nostra battaglia. Ma nel farlo non bisogna sfregiarla.

Sono convinto che si poteva raddoppiare la ferrovia senza cancellare questo pezzo di memoria. Memoria, sì, perché la stazione “Giancaldo” è stata la stazione dove Peppuccio Tornatore in “Nuovo Cinema Paradiso”, premio Oscar nel 1990 come miglior film straniero, ha girato la scena dell’addio di Totò che lascia il borgo natìo per andare a Roma. Saluta Alfredo, il suo amico. Saluta la Sicilia. Scelta sicuramente per la sua ‘aria da Sicilia d’altri tempi’ ma riconoscibile a chiunque abbia visto quel film.

Costruita nel 1887 e restaurata una ventina d’anni fa, era anche divenuta, nonostante non fosse stata mai valorizzata davvero, una piccola meta turistica. Sui social troverete i selfie di gruppi di turisti giapponesi sorridenti con alle spalle la stazione di Nuovo Cinema Paradiso. In tutto il mondo luoghi come questi diventano musei, vengono inseriti negli elenchi straordinari dei monumenti storici, si trasformano in luoghi di cultura e di ricchezza per le comunità.

Quello della stazione Giancaldo è l’esempio più eclatante di una politica che non guarda al futuro.

In Sicilia ci sono poco più di 70 stazioni ferroviarie in disuso e circa 240 case cantoniere e caselli. Una ricchezza per la Sicilia se si pensasse a un riuso intelligente di questo patrimonio per un rilancio del tessuto economico dell’isola.

E pensare che negli ultimi 5 anni Ferrovie dello Stato ha incentivato la trasformazione e il riuso di questi immobili attraverso il comodato d’uso gratuito o in locazione agevolata per progetti che mirano alla valorizzazione del territorio.

È così difficile immaginare una Regione che invece di bruciare 300 milioni per dare lavoro ai disoccupati solo per qualche mese, punti a cofinanziare le piccole imprese di giovani che si impegnano a riutilizzare gli immobili ferroviari per scopi sociali, turistici e culturali facendoli diventare, per esempio, ostelli di nuova generazione con postazioni polienergetiche, aziende enogastronomiche, ristoranti e presidi slow food in funzione delle eccellenze dei territori di pertinenza, attività culturali, ecomusei? 
Io credo che immaginare questa Sicilia non sia da folli. È l’unica possibilità che abbiamo per evitare che quei denti d’acciaio della ruspa demoliscano anche la speranza verso il futuro.

Sì al futuro, sì alla modernità ed alle infrastrutture, dunque, ma senza dimenticare la storia, il passato, la memoria. La modernità si conquista sapendo chi siamo e da dove veniamo. La modernità è una ferrovia efficiente insieme ad una ‘stazione Giancaldo’ valorizzata e divenuta occasione di sviluppo, meta turistica, area di attrazione. Non può esserci l’uno senza l’altro, questo è ciò che dobbiamo capire

[Foto: Lascari Web]

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