Una legge contro la disperazione e il suicidio, mai più tragedia come accaduto a Guerrando, Gina e Sabrina

assistenza-disabili

Guerrando, Gina e Sabrina. Un pensionato di 84 anni, la moglie 82enne e la figlia tetraplegica. Per 44 anni papà e mamma l’hanno accudita e cresciuta. Sacrifici e soddisfazioni, gioie e dolori. Sono stati la sua forza. Sono stati la sua vita. E dopo di loro? Quale sarebbe stata la vita di Sabrina? Deve esserselo chiesto Guerrando. E deve aver trovato la risposta più tragica, quella figlia della disperazione e della paura.

44 anni di amore e cura. 44 anni di legame indissolubile perché indispensabile. Guerrando e Gina avranno accompagnato Sabrina a scuola, avranno sorriso per i suoi successi e pianto per le regressioni. Avranno pensato di chiedere all’insegnante di bocciarla, magari in prossimità dell’ultimo esame, per il terrore di vederla fuori da un ambiente tutto sommato protetto, immersa in una società che non le avrebbe trovato uno spazio dignitoso.
E poi lo smarrimento e l’impotenza, l’età che avanza e le sempre crescenti difficoltà ad accudirla.

E nessun insegnante a cui chiedere una bocciatura, nessun escamotage di fronte alla loro morte. Un pensiero fisso: come fare adesso? Cosa sarà dopo? Chissà quante volte si saranno domandati, Guerrando e Gina, come sarebbe stato il futuro di Sabrina senza di loro.

Evidentemente non hanno trovato nessuna risposta che li tranquillizzasse. Perché alla fine pare, sarà chi di dovere ad accertarlo, che l’unica soluzione alle ansie di questo uomo e di questa donna, sia stata un fucile e una morte insieme. Tutti e tre. Per essere certi del destino comune.

Abbiamo approvato il dopo di noi per fornire finali diversi a storie come quella di Guerrando, Gina e Sabrina. Per tranquillizzare chi vive a contatto con la disabilità ogni giorno e garantire che un futuro è possibile. Un futuro degno di essere vissuto, una qualità della vita da società democratica che tutela ogni suo cittadino. Certo, sappiamo perfettamente che niente potrà sostituire l’amore dei genitori e le persone più care, ma la società e le istituzioni possono e devono cambiare. Possono e devono accogliere. Possono e devono farsi carico delle persone con disabilità replicando la dimensione di cura e di rispetto della persona che in genere le famiglie garantiscono ai propri figli. Perché tragedie come questa non possono essere epilogo di un amore sconfinato per i propri cari.

Lascia un Commento

Your email address will not be published.