Cari genitori, non fatevi irretire dalla paura e da irresponsabili allarmisti: vaccinate i vostri figli

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L’autismo è entrato a scardinare la mia vita all’improvviso. Come uno schiaffo imprevedibile. Quando lo specialista ha formulato la diagnosi per mia figlia Sara – “è autistica” – non sapevo cosa ci fosse dietro quella parola, come avrebbe influenzato la vita della mia bambina. Non conoscevo neanche l’origine, la causa di questo disturbo. E per questo non riuscivo a trovare pace, non riuscivo ad arrendermi al fatto di non aver saputo intercettare per tempo ciò che stava accadendo in lei, cosa la stava cambiando, per arginarlo. Mi sono sentito responsabile. Ho cominciato a rimproverarmi il fatto di non averla seguita abbastanza, magari sarebbe bastata un po’ di attenzione in più da parte mia per evitare che si chiudesse nel suo mondo lasciandomi fuori.

A chiedermi “e se fosse stato, come si legge in giro, il vaccino? Se non l’avessimo vaccinata adesso Sara non sarebbe autistica?”. A pensare a rimedi improbabili per guarirla, a ripetermi ossessivamente “Forse c’è ancora una speranza, se le tolgo tutto quel veleno che le hanno messo in corpo”. Io, cari genitori, adesso che sono passati più di dieci anni, lo ammetto: ero preso da un senso di disperazione, non ero lucido. E avrei fatto di tutto per ricacciare la parola “autismo” indietro nell’universo sconosciuto in cui era stata prima di allora, per debellarla dal lessico della mia famiglia.

Ero così debole da fare ingerire a Sara intrugli omeopatici, così debole da portarmela dietro, in tutta Italia, per trovare una soluzione, e ancora oggi non so dirvi se mi spingesse la determinazione a prospettare una vita sana a mia figlia o se non fossi mosso piuttosto dalla volontà di liberarmi dai sensi di colpa per non essere stato un buon padre, per non averla saputa proteggere. Il punto, però, non è questo. Lo so per esserci passato anche io che è umano – è inevitabile, oserei dire – crollare nell’irrazionalità, quando il mondo ti precipita addosso. Sono solidale e comprendo, perché so cosa vuol dire brancolare nel buio delle notti insonni. Arrovellarsi per cavare un ragno dal buco, qualsiasi ragno e qualsiasi buco, per amore di un caro, di un affetto.

Essere genitori vuol dire assumersi la responsabilità di scelte che influenzeranno e determineranno le esistenze dei propri figli. Ma che devono essere lucide anche quando abbiamo perso i nostri punti di riferimento. Questo vuol dire che non vaccinare un figlio per paura di qualcosa che non è dimostrato non è una decisione ragionevole.

Capisco, per la mia esperienza di vita, che di fronte alla sofferenza possa starci anche la deroga all’evidenza scientifica. Lo comprendo, ma vi chiedo – chiedo a noi tutti genitori, e in particolare alle mamme ed ai papà di bambini con disabilità – di mantenere fissa la bussola, di non smarrirsi dietro il canto delle sirene di chi gioca con il dolore e il disorientamento altrui per tornaconto personale o per convinzioni fantasiose che non hanno alcun riscontro nella realtà. Mai derogare a chi specula sulla debolezza dell’animo e della ragione di mamme e papà disperati. Non cadete in questo tranello. Pretendete verità. Fatelo per il bene dei vostri figli, anche quando voler bene significa accettare l’evidenza della disabilità.

E a chi trova il coraggio di portare avanti battaglie manipolate: lasciate in pace chi soffre, guardate veramente al loro interesse e ai loro bisogni. Occupatevi di loro, alleviate il loro disagio, aiutateli ad accettare la disabilità. Che disabilità è occasione di crescita e di arricchimento. Provare a guarire chi sta male è giusto e doveroso. Ottundere le menti con la paura, abbindolare chi non è lucido è irresponsabile. Cari genitori, i vaccini, la salute dei nostri figli sono troppo importanti per essere etichettati come fake-news, per finire nel frullatore dei
Social network, tra le impietose mani di urlatori da tastiera. Non cediamo a false promesse. Cerchiamo sempre il bene per i nostri figli.

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