La sicurezza alimentare, una eccellenza italiana. Confronto a Palermo per conoscere e parlare delle ‘nuove sfide’ per controlli sempre più accurati

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La sicurezza alimentare, una sfida importante per la salute di tutti noi. L’Italia è uno dei Paesi maggiormente all’avanguardia nei controlli specifici che riguardano proprio la sicurezza alimentare e molti dei prodotti consumati in Italia e in Europa hanno origine proprio in Sicilia, Anche per questo la Commissione Europea (o meglio, la sua rappresentanza italiana) ha chiesto alla Città metropolitana di Palermo di organizzare un incontro che avesse per tema la sicurezza alimentare, riconoscendo il buon lavoro fatto dall’ente che qualche anno fa ha realizzato un opuscolo proprio su questo argomento.

Sulla sicurezza alimentare, sulla salute animale, sulla certificazione di ciò che finisce sulle nostra tavole abbiamo, quindi deciso di spenderci e lavorare per un confronto che fosse la base per un ulteriore passo avanti.

In Italia esiste una normativa ad hoc sulla sicurezza alimentare. Con il Regolamento europeo n. 178 del 2002 è stata istituita un’Autorità europea per la sicurezza alimentare (l’Efsa) che ha sede a Parma, organismo deputato alla valutazione del rischio, mentre la gestione dello stesso e la responsabilità dei controlli ufficiali sono nelle mani delle autorità italiane nazionali e locali, rappresentate dal Ministero della Salute, dalle Regioni e PA e dalle ASL (aziende sanitarie locali).

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Nel nostro Paese, già dal 2008 è stato costituito il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, articolato in due sezioni: la prima, con funzioni di consulenza tecnico-scientifica a tutte le amministrazioni che si occupano di gestione del rischio; la seconda, consultiva, con rappresentanti delle associazioni di settore (dei consumatori e dei produttori). Il Comitato collabora con l’Efsa.

A livello nazionale il controllo ufficiale degli alimenti di origine animale – e dal 2008 anche di quelli di origine vegetale – è demandato alla rete degli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs) e agli enti sanitari che costituiscono parte integrante del Servizio sanitario nazionale. Questi svolgono anche attività di ricerca e formazione degli operatori.

Definito questo contesto sono tante le sfide che ci aspettano. La continua evoluzione del settore richiede, infatti, un costante aggiornamento del quadro normativo. Nell’implementazione dei piani di controllo, si deve tener conto dell’approccio ONE HEALTH in modo da seguire in modo opportuno ogni attività od operazione che possa influire sulla salute o sul benessere degli animali, sulla sicurezza dei mangimi o degli alimenti, sull’uso di questi ultimi, o sulle aziende del settore. La programmazione dei controlli si basa sulla valutazione del rischio prevedendoli, nello specifico, in modo integrato in tutta la filiera.

L’approccio ONE HEALTH considera la sicurezza alimentare un unico processo e le autorità coinvolte operano in modo coordinato per assicurare un’azione efficace ed efficiente.

Il Ministero ha, dunque, messo in campo alcuni strumenti. Di particolare importanza è il PNI (Piano integrato di controllo nazionale pluriennale); in vigore quello per il quadriennio 2015-2018. Si tratta di una piattaforma digitale (presente e consultabile sul portale istituzionale) che descrive il ‘sistema Italia’ dei controlli ufficiali ed è finalizzato alla razionalizzazione delle attività con un adeguato coordinamento di tutti i soggetti istituzionalmente interessati.

L’attuazione dei controlli ufficiali in Italia è affidata alle Aziende sanitarie locali (Asl), alle Regioni e PA e al Ministero della Salute (Direzione generale per l’Igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione), anche attraverso gli Uffici periferici quali: PIF (Posti di ispezione frontaliera), UVAC (Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari), ed USMAF (Uffici per la sanità marittima, aerea e di frontiera) e ai NAS, Carabinieri per la tutela della salute.

L’attività di vigilanza e controllo è svolta sui prodotti agricoli, sui mangimi per animali, negli allevamenti, negli stabilimenti produttivi per garantire la salute e il benessere animale. I controlli vengono effettuati nei macelli e nelle industrie di trasformazione e continuano nella fase della commercializzazione e della somministrazione, con la verifica delle modalità di etichettatura e del rispetto anche dei requisiti di informazione al consumatore. Ecco perché in Italia il FOOD SYSTEM (dalla produzione, alla commercializzazione, dall’approvvigionamento alla distribuzione degli alimenti) è considerato “sicuro”, proprio perché il sistema italiano dei controlli è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più efficaci ed i prodotti dell’agroalimentare italiano sono esportati in paesi non appartenenti all’Unione europea che prescrivono requisiti sanitari particolarmente rigorosi.

La sicurezza alimentare deve però contemplare anche una responsabilità da parte del consumatore che deve esercitare la sua capacità critica e di scelta dei prodotti alimentari, con consapevolezza.

Il cittadino non deve affidarsi a venditori abusivi, non ufficiali, improvvisati e deve sempre controllare che gli alimenti abbiano una chiara etichettatura. E’ importante che il consumatore, inoltre, possa segnalare alle autorità ogni caso di alimenti sospetti o di possibile intossicazione alimentare.

C’è poi da tenere alta l’attenzione sul fronte ‘nutrizionale’ ovvero nella promozione di corretti stili di vita che partono proprio dalla corretta dieta. Insomma mangiare bene, in maniera sana ed adeguata ci aiuta a stare in salute, a vivere più a lungo, ad evitare o ridurre le malattie e ad aumentare, complessivamente, la qualità della vita.

Sono numerose le iniziative ministeriali proprio in ambito nutrizione, come la collaborazione con Enti ed Istituzioni, nazionali ed internazionali per la lotta alla malnutrizione (adesione, ad esempio alle attività relative alla cosiddetta “Decade of Nutrition” dell’ONU) e come l’avvio di Tavoli di lavoro per il continuo aggiornamento delle Linee di Indirizzo per la Ristorazione collettiva e scolastica.

Dal 2016 inoltre, dando seguito alle richieste dall’apposita normativa sulla prevenzione degli sprechi alimentari, la DGISAN sta lavorando per la stesura delle prime raccomandazioni nazionali, con approccio multidisciplinare ed inter-istituzionale.

Nel settore della nutrizione, così come della Sicurezza alimentare, vengono inoltre svolte attività continue di ricerca anche con progetti pilota condotti nelle scuole (da segnalare fra questi: MaestraNatura e Sperimentare salute per diffondere la cultura della sana alimentazione fin dai banchi delle scuole, il Progetto di Prevenzione del Soffocamento infantile, con l’educazione e l’informazione per il taglio degli alimenti destinati ai bambini e lo studio SPAIC, per la prevenzione degli sprechi alimentari a scuola e a casa).

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Negli ultimi anni si sono avviati dei processi di collaborazione con il settore industriale per la “riformulazione degli alimenti” con intese volte al “miglioramento delle caratteristiche nutrizionali di alcuni alimenti (soprattutto per quelli destinati ai bambini dai 3 ai 12 anni), per la riduzione progressiva di zuccheri, sale, grassi saturi, con obiettivi che al primo monitoraggio svolto hanno evidenziato risultati molto incoraggianti. I suddetti accordi rientrano in quelle che il MdS definisce strategie “WIN-WIN”; solo con un approccio multisettoriale e multistakeholder si può garantire il rispetto normativo, della sicurezza alimentare e nutrizionale e affrontare le sfide che ci pone l’OMS per combattere la malnutrizione (sia in eccesso, vedi l’obesità, sia in difetto, vedi la carenza di nutrienti in alcune fasce vulnerabili, come anziani, pazienti oncologici ecc).

Tutte iniziative che dobbiamo conoscere perché la consapevolezza è alla base del nostro essere prima di tutto cittadini

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