Italia

Un giorno con i detenuti

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Oggi ho incontrato i detenuti di Pagliarelli e dell’Ucciardone. Ho sentito da loro parole e richieste che stanno scritte nella nostra Costituzione, all’art. 27 per la precisione. Fabio al Pagliarelli ha commesso tanti errori, lo ammette, e vuole pagare il suo conto con la giustizia, tutto, ma lo vuole fare “non da animale” ma con un trattamento non contrario al senso di umanità. Gabriele sottolinea che la rieducazione del condannato passa anche da pene alternative, Antonino chiede soltanto di essere curato e ci dice che mancano non solo i farmaci per patologie gravi ma anche le compresse contro l’influenza o i gastroprotettori e che la doccia fredda continua a distruggere i suoi polmoni e poi c’è Giuseppe che, con sentenza del giudice del 12 dicembre, avrebbe dovuto lasciare il carcere per essere accolto in una REMS, residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ma non c’è posto e rimane lì. Sono in due i detenuti dichiarati infermi, uno di loro proprio ieri ha tentato il suicidio. Nella struttura intitolata ad Antonio Lorusso, agente di polizia penitenziaria assassinato dalla mafia insieme al procuratore Scaglione, due uomini legati dall’impegno contro la criminalità e per la rieducazione e il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, in 766 su 1350 oggi hanno aderito allo sciopero della fame organizzato dal Partito radicale, dall’associazione “Nessuno Tocchi Caino” e da “Opera Radicale. Un’adesione massiccia, così come all’Ucciardone, carcere intitolato al maresciallo degli agenti di custodia Calogero Di Bona, ucciso dalla mafia nell’agosto 1979, dove 212 detenuti su 463 hanno rifiutato il cibo e la direttrice ha scelto di consegnarlo alla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte.
Una mobilitazione per sollecitare le Commissioni parlamentari Giustizia di Camera e Senato ad esprimere, prima che il tempo scada, un parere di conformità dei decreti alla legge delega approvati dal governo sulla riforma del sistema penitenziario.
Manca un ultimo passo e credo che si debba fare in fretta. Così come occorre risolvere le criticità che abbiamo riscontrato in tema di diritto-dovere di cure ai detenuti, determinate spesso da un cortocircuito con le Aziende Sanitarie e con gli assessorati alla Salute.
Da questo punto di vista, ancora una volta, ho riscontrato grande disponibilità e professionalità delle due direttrici degli istituti, Francesca Vazzana e Rita Barbera, due donne in gamba, due storie che incarnano quell’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana che dice: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Parole dei detenuti, parole di Papa Francesco.