E la bomba scoppiò: Gesip.

E la bomba scoppiò: Gesip. Palermo. Una città paralizzata, oggi dalla pioggia, domani dalle proteste e dalla mancanza di servizi.
Gli amministratori che fino a ieri rassicuravano, non hanno fatto il loro dovere. La realtà di oggi era prevedibile, bastava solo un po’ di responsabilità.
E’ necessaria una riforma strutturale dell’economia regionale. In tempi di spending review, di crisi e di scarsa liquidità, la Sicilia non si può più permettere di essere fra le regioni ad obiettivo 1, in ritardo nello sviluppo e con la mano sempre protesa a chiedere finanziamenti dall’alto.
Ieri Roma ha deciso di chiudere i rubinetti e 1800 operai rischiano di perdere il lavoro.
Oggi, alla luce di tutto questo, è indispensabile trovare una soluzione immediata per arginare la situazione e domani impegnarsi a dire sempre le cose come stanno ai cittadini per gettare le basi per una regione diversa. Adesso più che mai.

COMUNICATO STAMPA

La bomba Gesip è scoppiata, era prevedibile e chi di dovere dovrà assumersene tutte le responsabilità. E’ pur vero però che Monti non può fare come Ponzio Pilato lavandosi le mani di fronte ai 1800 operai che rischiano così di perdere il posto di lavoro.
Il governo centrale, insieme agli amministratori comunali, ha il dovere di trovare una soluzione senza abbandonare a sé stessi i lavoratori e preoccupandosi del funzionamento dei servizi essenziali per i cittadini. Il comune, dal canto suo, si occupi anche di rendere produttive le aziende, troppe volte si é confuso il lavoro con l'assistenza, con il risultato che gli operai sono sempre in piazza a protestare e i servizi per la città inefficienti. Negli ultimi anni la giunta Cammarata ha ottenuto ben 900 milioni di euro da destinare al finanziamento di Amia e Gesip, ma nessun risultato è stato ottenuto: i conti non sono stati risanati e le aziende non sono state rese produttive. In pratica questi fondi hanno consentito solo la sopravvivenza delle società e non ne hanno incentivato lo sviluppo. Oggi Palermo non può più chiedere regali, lo Stato non si può più permettere di farne.




 


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