Com’è lento questo Pd, mi ricorda Andrade

Stagione 1988/89, la Roma acquista un giocatore dal Flamengo, Jorge Luís Andrade da Silva, meglio noto solo come Andrade.

Inizialmente accolto dalla tifoseria come un mito, soprannominato addirittura “Marajà”,  Andrade viene ribattezzato repentinamente, “Er moviola”, per la sua straordinaria lentezza. Ecco, il Partito democratico italiano, mi ricorda tanto Andrade. Tanto atteso, tanto acclamato, prima, quanto dileggiato e insultato, dopo,  innanzitutto per quella sua proverbiale lentezza.

Il Pd è lento, innanzitutto nel proporre un progetto vincente. Come ha detto bene Matteo Renzi, il Partito democratico non ha mai vinto, tranne quando ha messo insieme tutto e il contrario di tutto, da Mastella a Turigliatto. E sappiamo tutti com’è finita.

Il Pd è lento nella lettura della società. Si ritrova sempre a rincorrere i processi, quasi mai a prevederli e a governarli per tempo. Questo lo spinge spesso a ricorrere al fallo di frustrazione, fermando l’azione e beccandosi l’espulsione.

Come non ricordare la non comprensione del fenomeno “leghista” e il tentativo di recuperare con l’affermazione della «Lega nord costola della sinistra». O come non sottolineare che il partito è fermo ad una visione ciclica scuola/lavoro/pensione, che non esiste più nei fatti, e non solo perché lo dice Ichino, e stenta a tirar fuori una proposta al passo con i tempi.

Il Pd è lento nella comunicazione, la qualità del messaggio espresso equivale al volo del piccione, nei tempi di Internet. Pensate soltanto che la campagna di Bersani verrà ricordata come quella della smacchiatura del giaguaro, quella di Berlusconi, per la spolverata alla seggiola di Travaglio e per la restituzione dell’Imu agli italiani.

Il Pd è lento nel ricambio della sua classe dirigente e se cambia lo fa spesso con metodi vecchi, privilegiando la cooptazione alla competizione virtuosa, l’appartenenza alla competenza. Mi si potrà ribattere che il Pd ha selezionato i suoi gruppi parlamentari con le primarie, è vero, ed ha fatto bene. Se andiamo però a vedere, gli incarichi di responsabilità, in parlamento e nel partito, sono in larghissima parte affidati a quel 20 per cento di cooptati, facenti parte del “listino” del segretario, e quasi mai a quell’80 per cento, selezionato con le primarie.

Il Pd è lento nell’abbandonare la pratica correntizia, anzi, ne ha fatto un metodo consolidato. Il Pd è lento nella proposta sulle riforme istituzionale, quasi esclusivamente arroccato a difesa della costituzione del ‘48, timoroso verso ogni forma di elezione diretta, bipartitismo, maggioritario e decentramento vero dei poteri. Il Pd rifiuta la leadership, come processo di semplificazione del messaggio e gli affida caratteri “fascistoidi”, dimenticando che “l’uomo solo al comando” è quello che può vincere sul Mortirolo, mentre la squadra si è fatta il “mazzo” per portarlo in posizione privilegiata ai piedi della salita, sfilandosi poi uno alla volta. O vogliamo chiedergli di aspettare i compagni di squadra, nonostante abbia gas nelle gambe, e far vincere il corridore di un’altra squadra?

Potrei continuare ma finirei per stancarvi. Abbiamo un’occasione, il congresso, la corsa per la segreteria Pd, non sarà la partitella del giovedì, ma la partita di campionato, quella che si gioca la domenica. Niente regole ad hoc e garantire la più ampia partecipazione dei cittadini elettori. Niente certificati medici, niente giustificazioni. Così come nacque il New Labour, anche in congresso del Pd, dovrà essere fondativo, di un nuovo e più forte Pd.

Ebbene, se dalla nascita ad oggi, il Pd, ha dimostrato di essere lento come Andrade, noi dobbiamo però impedire che faccia la sua fine (collezionò in maglia giallorossa soltanto nove presenze, la Roma non riusci neanche a qualificarsi per la Coppa Uefa e a fine torneo Andrade tornò in Brasile). Noi abbiamo la responsabilità di costruire un Partito democratico che vince, governa e cambia il paese, veloce come Messi.

http://www.europaquotidiano.it/2013/06/08/come-lento-questo-pd-mi-ricorda-andrade/




 


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