Ber & Ber e il dilemma della leadership

Ber & Ber, Berlusconi e Bersani, i due sfidanti, i due "non vincitori" dell'ultima competizione elettorale, tutti e due accomunati da una identica frustrazione generata da una parola: "leadership".
Berlusconi dichiara di cercare un leader per il suo partito. Non è convinto del fatto che le leadership siano naturali. Pensa più a crearne una in laboratorio o in un set televisivo o  magari pensa di acquistarla con uno scambio di cartellini al calciomercato. Cerca un "Renzi" di centrodestra, Berlusconi, ma che al momento giusto sia fedele e si adatti al suo volere.  Insomma, un devoto e appassionato dipendente. Anzi, da padre-padrone, Berlusconi, cerca un erede.

Bersani invece non ama "l'uomo solo al comando", lo ha ripetuto in tutte le salse. Più che ad una ditta, come ama chiamare lui il partito, pensa ad una cooperativa, tutti soci, tutti uguali. Vorrebbe un organizzatore, Bersani. E i "bersaniani" hanno pure scritto un documento contro la deriva padronale che rischia il partito, confondendo il leader col padrone, appunto. O come è stato fin’ora, l’organizzatore di una squadra, con il vigile che regolasse il traffico fra le correnti.

Così, mentre Berlusconi cerca un "Renzi" di centrodestra, Bersani, che Renzi lo ha già nel suo partito, cerca un modo per farlo fuori, o comunque cerca di snaturarlo e irreggimentarlo.

Così lontani, così vicini, Berlusconi e Bersani, tutti e due attraversati dai travagli sulla nuova leadership, tutti e due vogliosi, per motivi opposti, di piazzare una bella safety car, davanti a chi, legittimamente vorrebbe correre. Anzi, non una ma tre safety car: il mantenimento del porcellum, il governo di larghe intese, l'assetto del partito e le regole per selezionare la nuova leadership.

Tutto fermo, in attesa di tempi migliori...




 


geoblog, la citta' di domani

WikiPalermo - 100 idee per Palermo

Ecco le mie 100 idee per Palermo. Una piattaforma programmatica aperta e modificabile dai cittadini.