Dopo l’Imu l’urgenza è la legge elettorale

Se si taglia la prima rata dell’Imu, «senza modificare il saldo dei conti pubblici, restando sotto al 3% del rapporto deficit/Pil e mantenendo gli impegni che ci siamo presi con Bruxelles», come dichiarato dal presidente del consiglio Enrico Letta, vuol dire che la situazione economica del paese è assolutamente sotto controllo. Per essere chiari, la Grecia, non si sarebbe mai potuta permettere una scelta simile.

Non mi interessa in queste mie brevi considerazioni dire se il provvedimento è giusto o sbagliato: ci dovevamo togliere un dente e lo abbiamo fatto. Quello che più mi interessa sottolineare è che, semmai, grazie alla bontà dell’azione svolta dal governo Monti, prima, e dal governo Letta, ora, l’Italia economicamente si è rimessa in piedi.

Abbiamo onorato, quindi, l’impegno preso nel vertice dei capi di stato del 21 luglio 2011: «Tutti i paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili…».

All’Italia è stato chiesto, oltre la sostenibilità di bilancio, di avviare delle riforme strutturali per il paese. E con la famosa lettera del 5 agosto 2011, a firma Draghi/Trichet, venivano addirittura indicate le riforme che sarebbero state utili: le liberalizzazioni, le privatizzazioni, la riforma del mercato del lavoro, la riforma della pubblica amministrazione e degli apparati amministrativi.

Anche in questo caso non mi interessa entrare nel merito dei punti proposti dalla lettera Draghi/Trichet, ovvero se fossero giusti o meno. Ritengo piuttosto necessario sottolineare come chiara sia stata la volontà di indicare quali riforme andassero fatte e in che tempi. Di fatto si è realizzato un vero e proprio “commissariamento” della politica in questo paese. Negli anni ’90 la magistratura si è sostituita alla politica perché debole, nel 2011, invece, emerge forte il condizionamento della Banca centrale europea. Per essere chiari: Draghi/Trichet non si sarebbero mai potuti permettere di scrivere una lettera con quei contenuti e con quei toni alla Germania della Merkel.

Se per il primo impegno (bilancio sostenibile) si può anche “sopportare” il drammatico combinato disposto Porcellum/governo tecnico, o Porcellum/governo delle larghe intese, il secondo impegno (riforme strutturali) necessita non solo di un governo stabile ma soprattutto di un esecutivo dotato di una chiara caratterizzazione politica.

In poche parole, grazie Monti, grazie Letta, per aver rimesso in piedi un paese in ginocchio. Oggi però, dobbiamo prima camminare, poi, possibilmente correre. Dobbiamo seminare un passato che ci segue con il fiato sul collo e per farlo occorre percorrere strade sconosciute a velocità sostenuta.

Una sola cosa resta da fare in questa legislatura: la riforma della legge elettorale. Una legge che garantisca il bipolarismo e la stabilità di governo. Altro che galleggiamento, altro che “governo senza scadenza”.

 

 

 

 

 

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