Faraone (Iv) parla con Affari: “E’ la persona giusta”. E al leader di Azione dà un consiglio: “Ascolti più i romani e meno i partiti”

di Paola Alagia

La corsa in solitaria di Virginia Raggi per un bis al Campidoglio è finita. I riflettori sulle Capitale sono ormai puntati e tutti i partiti cominciano a ragionare di candidature. Sullo sfondo di un accordo su Roma, magari improbabile, tra M5s e Pd – i Cinque stelle legati alla ricandidatura del sindaco uscente e i dem che che continuano a porre il loro veto -, a fare il guastatore ci ha pensato Carlo Calenda. Il leader di Azione non si è ancora candidato ufficialmente, ma l’alta probabilità che lo faccia ha innescato un forte dibattito nel centrosinistra, Pd in primis (domani è prevista una riunione ad hoc proprio delle forze del centrosinistra romano). Tra i primi a rompere gli indugi e ad esprimere il proprio plauso per una eventuale candidatura di Calenda è stato il presidente dei senatori di Italia viva Davide Faraone. Affaritaliani.it lo ha intercettato al Senato, impegnato a lavorare al dossier Ponte sullo Stretto. Non a caso, nei corridoi, tra i colleghi, ormai lo chiamano “l’uomo del ponte”: “Un altro importante passo in avanti per realizzare un collegamento con la Sicilia è stato fatto grazie a Italia viva che nelle linee guida del Recovery Fund ha inserito la realizzazione di una infrastruttura veloce e stabile sullo stretto di Messina”, dice subito al nostro giornale. Non senza aggiungere: “Ora però bisogna andare avanti con il progetto di un’opera che non è più rinviabile per lo sviluppo strategico non solo del Mezzogiorno ma di tutto il Paese”. Dalla Sicilia, poi, il discorso si sposta subito sulla Capitale e sulla sfida per le comunali. E Faraone è tranchant: “Calenda? E’ la persona giusta. Sono certo che Carlo sarebbe il sindaco di tutti”.

Senatore, la corsa per il Campidoglio a quanto pare è iniziata, lei è stato tra i primi a salutare con favore una eventuale candidatura di Calenda. Dalle parti del Pd, però, non la pensano proprio così. C’è il rischio che si ripeta per Roma lo stesso schema della Puglia e che quindi Iv e Pd abbiano candidati distinti?

“Ho detto che la candidatura di Calenda sarebbe una manna dal cielo per Roma e lo ripeto: da anni vivo per lavoro gran parte della settimana in quella che davvero è la città più bella del mondo, dopo Palermo. E l’ho vista andare sempre più giù: le strade, i rifiuti, l’abbandono del verde pubblico, le periferie allo sbando. Una cosa che fa male, a chi è romano e a chi abita o ama questa città. Per rialzarsi Roma ha bisogno di una cosa semplice, ma non scontata di questi tempi”.

Quale?

“La competenza che deriva dall’esperienza e dalla capacità di amministrare. Penso solo alle opportunità di spesa che abbiamo con i Fondi europei e, di contro, a una sindaca espressione di un immobilismo che è arrivato a perdere la chance delle Olimpiadi. Lascio che Carlo Calenda rifletta, ma so che è la persona giusta perché ha tre caratteristiche fondamentali: è un riformista vero, e solo quello è il suo faro, a prescindere dal suo posizionamento politico, è una persona di indubbia esperienza professionale ed è un ‘romano de Roma’ che conosce dal profondo la città e ha un progetto per il suo futuro. Spero davvero che si decida e che sia sostenuto senza se e senza ma dal Pd: sarebbe un errore dividersi su una candidatura così autorevole”.

Dal Pd sostengono che i candidati devono sceglierli i dirigenti locali. Suona come uno stop alle fughe in avanti in solitaria, non le pare?

“Sassoli, Gentiloni, Gualtieri, Calenda, davanti ad una disponibilità di nomi di primo piano si risponde di sì senza la minima esitazione. Altro che fughe in avanti. Va ringraziato chi decide generosamente di spendersi in una situazione così difficile, non gli vanno messi i bastoni fra le ruote. Roma ha davanti una sfida più grande, deve ora avere l’ambizione di puntare tutto sulla sua rinascita, è un obiettivo che possiamo raggiungere se remiamo tutti dalla stessa parte. Roma può e deve tornare ad essere leader, deve risorgere dalle sue ceneri, come è scritto nelle sua storia. E poi mi lasci dare un consiglio a Calenda”.

Prego.

“Ascolti più i romani e meno i partiti, troverà risposte ai suoi possibili dubbi”. 

Nel centrosinistra è vero pure che, per esempio, ci sono ulivisti di peso come Castagnetti che esprimono apprezzamento per Calenda. Per dirimere queste divisioni, insomma, servono le primarie?

“Le primarie le ho sempre pensate come una grande festa di democrazia e non come qualcosa che si mette in campo per scoraggiare le candidature migliori”.

Le parole di Di Maio, quel “non fossilizziamoci”, seppure rettificato, si può interpretare come una porta ancora aperta alla ricerca di un accordo Pd-M5s su Roma?

“Roma va sganciata da logiche nazionali: non è in gioco l’alleanza di governo, ma il destino della Capitale. Lo penso anche per Torino, Milano, Napoli e l’ho pensato per le passate elezioni regionali ed amministrative. Dire a Calenda di diventare un signorsì del governo come condizione per la candidatura vorrebbe dire sbagliare tutto. Calenda, se candidato, deve essere se stesso e parlare soltanto di tre cose: Roma, Roma, Roma”.

Se Calenda sciogliesse la riserva e si candidasse, come fareste a sostenere un candidato così disallineato rispetto al governo?

“Nella maggioranza, come sa, ci sono diverse sensibilità rispetto all’alleanza strutturale con il M5s. Su questo Italia viva è sulla stessa posizione di Calenda anche se abbiamo giudizi diversi sull’attuale fase politica: non vogliamo morire grillini, questo governo è nato per togliere dalle mani di Salvini i pieni poteri e ci è riuscito, adesso bisogna imprimere una svolta riformista. Detto ciò, Roma è una cosa, palazzo Chigi un’altra. Sono certo che Carlo sarebbe il sindaco di tutti”.